Bambino colora con gessetti

I servizi integrativi dedicati alla prima infanzia servono ad ampliare l’offerta educativa, rispetto agli asili nido. La caratteristica che li distingue è la flessibilità dell’organizzazione e una maggiore libertà nell’utilizzo. In alcune di queste strutture non sono previsti i servizi mensa e le aree destinate al riposo.

“Il sistema educativo integrato dei servizi per la prima infanzia” è regolato dalla Legge Regionale n. 20 del 18/08/2005 che determina che possono rientrare nel servizio:

  • I centri per bambini e genitori;
  • Gli spazi gioco;
  • I servizi educativi domiciliari;
  • I servizi di babysitter locale.

Per capire meglio di cosa si tratta, vediamo il significato di ogni singola voce.

Centro per bambini e genitori

Si tratta di un’offerta ludico/educativa indirizzata ai bambini tra i 3 e i 36 mesi. Possono essere accompagnati dai genitori, da altri familiari o adulti scelti dalla famiglia. Nella struttura, i bambini insieme agli adulti, possono usufruire di momenti di gioco e di socialità. In questo modo il centro funge da stimolo e supporto al ruolo educativo dei genitori. Proprio grazie alla loro presenza e, di conseguenza al loro contributo, le proposte educative offerte dal centro riescono a realizzarsi perfettamente. Il centro bambini e adulti si prende l’impegno di proporre un progetto educativo e una programmazione mensile che riporta le attività previste. La frequenza del centro, per garantire flessibilità, viene concordata direttamente con i genitori. La struttura non offre spazi per il riposo e somministrazione alimenti.

Spazio gioco

Lo Spazio Gioco è un servizio dedicato ai bambini tra i 18 e i 36 mesi e ha come fine quello di promuovere momenti di gioco e socialità tra i bambini, con una particolare attenzione ai rapporti interpersonali e relazionali. La frequenza a questo servizio è flessibile e diversificata in base alle esigenze famigliari, anche se la presenza non può essere inferiore a due ore al giorno e superiore alle 5 ore/die. Uno dei vincoli degli spazi ludici è quello di non poter ospitare un numero superiore ai 25 bambini e, così come il Centro bambini e genitori, deve presentare un programma mensile che contenga tutte le offerte proposte. Anche in questa struttura non è possibile usufruire di spazi dedicati al riposo e servizio di somministrazione pasti.

Servizio educativo domiciliare

In questo caso, il servizio proposto differisce da quelli definiti sopra perché si svolge direttamente a casa dell’operatore educativo domiciliare. La struttura deve essere organizzata in modo adeguato e deve superare un controllo prima che l’offerta sia avviata. La caratteristica di questo servizio è di offrire ai bambini assistenza e cura in un ambiente familiare. Il progetto ludico/educativo viene presentato ai genitori al momento dell’entrata al servizio. Altra differenza, rispetto ai servizi sopra citati, è che in questo caso è possibile usufruire del servizio mensa che predispone pasti adatti alla fascia di età di bambini che frequentano il servizio: dai 3 ai 36 mesi. Il servizio educativo domiciliare garantisce la flessibilità di frequenza che viene differenziata in base alle regole concordate con la famiglia. Normalmente, la presenza giornaliera, non supera le 8 ore ma, comunque sia, non può superare le 10 ore. A garantire il servizio possono essere i comuni (anche associati), enti pubblici, soggetti del privato sociale, famiglie (esclusivamente in forma associata) e soggetti privati. Tutte queste figure si pongono come garanti della qualità del servizio, oltre che della continuità e affidabilità delle cure e del personale educativo. In questo genere di servizio vengono forniti anche i pasti senza dover aderire alla normativa SAB.

Servizio di babysitter locale

Questa formula di servizio può essere promosso dal singolo Comune o da più Comuni che si riuniscono in forma associata, soggetti privati senza fini di lucro, associazioni ed enti di promozione locale, fondazioni, organismi di cooperazione e organizzazioni di volontariato. Tutte queste personalità si possono rivolgere al comune per entrare nell’apposito elenco di babysitter cui si può accedere dopo esser stati selezionati attraverso un avviso pubblico. L’elenco, che come abbiamo detto è approvato dal Comune, appare a tutti gli effetti come un registro di persone fisiche che si sono rese disponibili per la cura di un minore presso l’abitazione della famiglia che ne fa richiesta. In questo caso, ovviamente, il rapporto non passa attraverso nessun ente pubblico ma è direttamente concretizzato tra la famiglia che richiede il servizio e la babysitter, poiché non è configurato come attività d’impresa, ma rientra nella categoria di prestazioni lavorative proprie. Le persone che svolgono il servizio di babysitter devono avere una formazione adeguata e possedere i requisiti minimi definiti dalle linee guida dettate dall’Amministrazione Regionale. Essendo un servizio offerto al cittadino, gli elenchi possono essere consultati liberamente e gratuitamente.

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